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  • Mario Bonfanti

Silenzio ed empatia

Aggiornato il: 21 dic 2018





L'empatia è il fulcro e l'essenza della Comunicazione Nonviolenta (CNV).

Con questa parola, nella CNV, si indica una forma molto speciale di presenza.


Scrive Marshall B. Rosenberg (ideatore di questo approccio): "Dare empatia significa esserci pienamente; non c'è nient'altro che l'istante presente e il dono della mia completa attenzione".


Come possiamo offrire ad altri questo dono?


Occorre ascoltare - risponde Rosenberg - con tutto il nostro essere.


E, per spiegare meglio, Marshall cita il filofoso cinese Chiang-Tzu, che distingueva tre forme di ascolto, indicando la terza come quella più profonda: "Una cosa è l'ascolto che sta solo nelle orecchie. Altra cosa è l'ascolto della comprensione. Ma l'ascolto dello spirito non è limitato ad alcuna facoltà: alle orecchie o alla mente. Esso esige che tutte le nostre facoltà siano vuote".


Dare empatia, quindi, richiede svuotare tutte le nostre facoltà ed essere totalmente presenti, senza giudizio. Significa fare silenzio non solo con la bocca, ma anche nella mente.


E' qui l'aspetto più complesso e arduo dell'empatia.

Se, infatti, lasciare che altri finisca di esprimersi prima di parlare a nostra volta, seppure difficile, è comunque fattibile con un po' di esercizio di autocontrollo, tacitare la mente pare essere un compito quasi impossibile. Infatti, nell'esperienza ci accorgiamo che, non appena l'altro dice qualcosa che non condividiamo, o che ci urta, o tocca qualche nostro tasto dolente, o ci infastidisce, ecc. parte dentro di noi una voce che commenta quanto appena udito e che ci distrae e sposta il focus della nostra attenzione dalle parole altrui ai nostri commenti mentali. E lo stesso avviene perfino quando siamo in accordo con altri: ci diciamo "già, vero" "hai ragione" "sono d'accordo", e così via. In pratica: parliamo (e ci distraiamo) sempre.


E' allora impossibile fare silenzio e ascoltare con tutto noi stessi e donare ad altri vera empatia?


Marshall Rosenberg ci risponde con le seguenti rassicuranti parole: "Penso che non riusciamo a reggere a lungo una tale presenza, senza pensare. Ma va bene così. Quando mi accorgo che la mia mente si mette in moto, mi dico con gentilezza: Respira e ritorna all'istante presente".


Troviamo in queste parole qui un profondo legame e una interessante consonanza della CNV con le pratiche meditative, che insegnano a placare la mente grazie all'attenzione consapevole al respiro. Un invito semplice e universale per coltivare l'attenzione al momento presente e così spegnere quel "chiacchiericcio" mentale che ci distrae e alimenta in noi giudizi, pregiudizi che ottundono la vera visione della realtà e generano in noi sofferenza e ansia.


La Comunicazione Nonviolenta non è un approccio che ci chiede sforzi sovraumani, ma una pratica che ci chiede di allenarci giorno dopo giorno, respiro dopo respiro... con gentilezza, pazienza e compensione innanzitutto verso noi stessi.





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