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  • Mario Bonfanti

Ongo: Zen e Comunicazione Nonviolenta

Nel 2010 due formatrici di Comunicazione Nonviolenta, Jesse Wiens e Catherine Cadden, idearono un modello che amalgamava alcune pratiche zen con la Comunicazione Nonviolenta. Jesse Wiens aveva già creato un approccio chiamato ZENVC (fusione delle iniziali delle parole ZEN e NonViolence Communications) che integrava la meditazione, la mindfulness con il lavoro interiore. Insieme sentirono il bisogno di fare un ulteriore passo e fornire alle persone che si affacciavano alla Comunicazione Nonviolenta uno strumento concreto per esercitarsi quotidianamente e apprendere a fondo il modello.



Origine del termine


La parola ONGO nasce dalla fusione di tue termini: uno proveniente dalla tradizione Zen e l’altro dalla lingua inglese. Nello Zen giapponese la parola ANGO indica il ritiro trimestrale dedicato alla pratica intensa della meditazione, coincidente col periodo dei monsoni, durante il quale, a causa delle forti piogge e inondazioni, era impossibile mettersi in viaggio. Le autrici della proposta hanno modificato l’iniziale della parola per renderla assonante al termine inglese ONGOING per evidenziare l’intento di una pratica continua, diuturna.



Zen e mindfulness


Il termine zen significa semplicemente meditazione. E zazen indica lo stare seduti in meditazione. Lo Zen è una Via semplice, diretta e concreta che ci riporta alla realtà, al “qui e ora”. Percorrendo la Via dello Zen, chiunque può superare i condizionamenti e gli attaccamenti dietro cui si nasconde la realtà e immergersi nella vita attimo dopo attimo. L'unica autorità che il Buddhismo Zen riconosce e su cui fonda il proprio insegnamento è tuttavia la particolare esperienza che viene indicata come satori o go (Comprensione della Realtà) o anche kenshō (guardare la propria natura di Buddha) ovvero attualizzare la propria natura 'illuminata'".

La parola inglese mindfulness significa consapevolezza e riprende il termine sanscrito sati. Nella tradizione buddhista la samma sati ("retta consapevolezza") è una delle vie del Nobile Ottuplice Sentiero e la meditazione specifica ad essa collegata è chiamata Vipassana.

Negli anni ’70 Jon Kabat-Zinn, studente presso l’Istituto di Tecnologia del Massachusetts, frequentò un corso di meditazione tenuto da Philip Kapleau, un missionario Zen, ed in seguito continuò a coltivare il suo interesse per queste tematiche seguendo le lezioni dei maestri Zen Thich Nhat Hanh e Seung Sahn e studiando all'Insight Meditation Society. Iniziò così a praticare regolarmente anche lo yoga, che, unitamente agli insegnamenti buddisti e alla sua formazione scolastica, lo portarono ad elaborare un modello che integrava i principi del buddismo Zen con le sue conoscenze scientifiche e che in seguito pensò di applicare in campo medico, chiamandolo Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR).



La Comunicazione Nonviolenta


La Comunicazione Nonviolenta (CNV) è stata ideata negli anni ’60 dallo psicologo americano Marshall B. Rosenberg. Allievo e collaboratore di Carl Rogers, Rosenberg fu un attento studioso di molteplici discipline: filosofia, epistemologia, psicologia, antropologia, linguistica, religioni.

Il presupposto da cui parte (e che è frutto della decennale ricerca di Rosenberg) è che tutti noi condividiamo gli stessi bisogni umani fondamentali, indipendentemente dall'età, dalla cultura, dalla latitudine o continente nel quale viviamo, dalla religione che pratichiamo, ecc.

Il principio cardine su cui si basa la CNV, dunque, è la costatazione che le persone hanno piacere di donare col cuore, di contribuire al benessere reciproco, di aiutarsi a vicenda; purtroppo, però, spesso questo non si realizza, perché riceviamo un'educazione che ci spinge ad utilizzare giudizi moralistici, diagnosi, critiche e analisi, che creano confusione, malintesi e conflitti; un’educazione che ci educa anche a ritenere la violenza necessaria e piacevole.

La CNV, quindi, si pone l’intenzione di riportarci alla nostra vera natura, insegnandoci un modo (condensato dalle diverse tradizioni umane sparse in giro per il mondo) per relazionarci gli uni gli altri con empatia, ascolto, rispetto, in ogni situazione e contesto di vita.

La Comunicazione Nonviolenta è, quindi, molto più di un linguaggio; è una visione dell'uomo, un modo di pensare, un'attitudine in cui scegliamo, con le parole o in modo non-verbale, di restare collegati alla vita presente in noi e negli altri. Come diceva Rosenberg è una spiritualità: La CNV è un metodo per collegarmi all’Energia Divina. La base spirituale per me è il fatto che sto cercando di connettermi con l’Energia Divina negli altri e connettere loro con il Divino in me, perché credo che, quando siamo saldamente connessi con questa Divinità in noi e negli altri, allora amiamo contribuire al benessere reciproco più di ogni altra cosa. E in questo luogo la violenza è impossibile.

È ciò che con altre parole chiamiamo empatia e che è il cuore della proposta della Comunicazione Nonviolenta. Diceva a proposito Rosenberg: Per me l’essenza di questo prezioso dono è una forma molto speciale di presenza. Siamo così alla vera essenza della Comunicazione Nonviolenta: dare empatia significa esserci pienamente; non c’è nient’altro che l’istante presente e il dono della mia completa attenzione.



La proposta dell’ONGO


Ed è proprio qui che trovano un perfetto incastro la CNV e la meditazione Zen/mindfulness: nell’attenzione completa, nell’esserci pienamente; seguendo l’adagio buddista - citato a più riprese da Rosenberg nei suoi libri - che dice: Non limitarti a fare qualcosa. Sii presente.

In questa direzione la pratica ONGO si propone di allenare le persone che vi aderiscono alla completa presenza a se stessi, agli altri, alla vita, grazie al sostegno e confronto con il gruppo, sotto la guida di un conduttore esperto di CNV.

La proposta è strutturata, secondo la pratica dell’ango zen, in dodici settimane, attraverso le quali fare propri elementi essenziali della Comunicazione Nonviolenta: l’empatia, l’auto-empatia, il ri-posarsi nei bisogni, il dare ascolto al dolore, il perdono, il celebrare e fare lutto, l’esprimersi in modo onesto a partire dai bisogni, ecc. Ogni settimana è introdotta da un momento di gruppo; che lascia poi spazio, nei giorni successivi, a pratiche personali che ognuno può gestire a casa nei modi, tempi e luoghi più confacenti al proprio stile. Il tutto sempre accompagnato da meditazioni in cui entrare in profondo ascolto e presenza, in modo da allenarsi passo passo e integrare nella propria vita, grazie alla mindulfness, la Comunicazione Nonviolenta.

Scrivono le ideatrici di questa pratica nel manuale: Immagina di vivere la tua pratica spirituale in tutto ciò che fai – sia che tu sia in viaggio sia che sia in meditazione, mentre stai parlando e mentre sei in silenzio. Immagina che non vi sia nessuna separazione tra il ritiro spirituale e la tua vita quotidiana. Questa nostra proposta ti conduce verso tutto ciò, grazie a un itinerario fatto di brevi, semplici e fattibili pratiche che potrai incorporare nella tua vita quotidiana così che diventino tue anche oltre i tre mesi che ti proponiamo.





Per chi volesse conoscere e provare questa pratica, vi invito a contattarmi via mail: info@mariobonfanti.it

A breve proporrò alcuni percorsi sia in Brianza che nel veronese, Vi aspetto!

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