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  • Mario Bonfanti

Annaffiare i semi della felicità.




Secondo la psicologia buddhista, in ciascuno di noi ci sono come dei semi. Quelli che annaffiamo, crescono e si manifestano. Gli altri restano silenti nel "deposito" della nostra mente. Questi semi sono i più svariati: gioia, tristezza, pace, rabbia, amore, odio, ecc. Tutti sono dentro di noi.


Alcuni vengono annaffiati durante il nostro sviluppo attraverso l'educazione che riceviamo o la cultura in cui siamo immersi. Altri giacciono inermi dentro di noi.


Nonostante il nostro passato e i semi nel frattempo cresciuto, possiamo in ogni momento decidere quali vogliamo annaffiare e quali lasciare che si "rinsecchino" e tornino pian piano a rattrappirsi.


Occorre allenarsi con costanza e pazienza. Partendo anche da cose semplici e quotidiane. Come per esempio scrive Thich Naht Hanh nel libro Le quattro verità dell'esistenza: "Nonostante tutta la sofferenza nel mondo, ognuno di noi ha anche molte occasioni di felicità. Quando innaffiamo i semi della consapevolezza mediante la pratica, apparirà la felicità. L’altra mattina, quando ho aperto il rubinetto per lavarmi il viso, ho sentito le mie dita in contatto con l’acqua. Ho sentito che l’acqua era freschissima. Era arrivata da una fonte molto in profondità nel terreno oppure da alte montagne, ed era collegata al rubinetto nella mia stanza. Fuori faceva un gran freddo, quindi anche l’acqua all’interno era gelida, e quando mi sono bagnato gli occhi è risultata enormemente rinfrescante." E poi conclude affermando: "Se sviluppi una maggiore consapevolezza, la tua felicità aumenta. Visto che sei consapevole degli elementi positivi nella tua vita, sei più felice. Se invece non sei consapevole, se ti lasci trascinare dalle preoccupazioni, dall’irritazione o dalla paura, in quel momento non sarai felice." Nella vita quotidiana è facile lasciarsi portar via dal fiume delle preoccupazioni. E anche se ora siamo a casa, le notizie che ascoltiamo e leggiamo quotidianamente non fanno altro che innaffiare in noi i semi dall'ansia, della paura, della rabbia, della frustrazione, ecc.



Perchè non cambiare rotta e deviare il corso dell'acqua così che vengano irrigati altri semi dentro di noi? Perchè, proprio adesso in questa situazione, non iniziare a innaffiare il seme della felicità?



Nel libro Il coraggio del Buddha, la monaca Pema Chödrön scrive: "Anche le cose più semplici possono fare da sostegno a questa pratica: un bel mattino, un buon pasto, una doccia. Benché nella nostra giornata ci siano molti di questi fuggevoli momenti ordinari, di solito li trascuriamo. Dimentichiamo quanta gioia ci possono dare. Quindi il primo passo è quello di fermarci per notare e apprezzare ciò che sta accadendo."


Fermarci e portare consapevolezza. Ecco la prima grande rivoluzione possibile a chiunque.


Se anche solo partissimo dalle azioni quotidiane e, mentre le compiamo, invece di pensare ad altro, fossimo lì in ciò che stiamo compiendo con tutto noi stessi al centro per cento, staremmo annaffiando il seme della felicità grazie alla presenza e consapevolezza. Come ci ammonisce Thich Nhat Hanh: "Se vuoi cercare la felicità, torna al momento presente: è l'unica porta per la felicità e il benessere".


E, come scrive Pema Chödrön nel libro Senza via di scampo: "Potete anche rilassarvi e comprendere che al di là di tutte le preoccupazioni, le lagnanze e le critiche che vi passano per la mente, il sole continua a sorgere ogni mattina, compie il suo tragitto nel cielo e tramonta alla sera. Gli uccelli sono sempre là fuori, cercano il cibo, fanno il nido e volano nel cielo. C’è sempre l’erba, immobile o mossa dal vento. La terra ci dona cibo, fiori e alberi. C’è una ricchezza enorme. Potete coltivare la passione per la vita, la curiosità e l’interesse. Potete entrare in contatto con la vostra gioia. Potete cominciare adesso, proprio in questo momento."

Qualcun@ di noi magari potrebbe sentirsi in colpa nell'essere felice e godere della vita, quando ci sono persone che soffrono e non possono gioire di ciò che la vita ci sta offrendo proprio ora. Anche qui è importante decidere quali semi annaffiare: voglio coltivare queste costruzioni mentali che mi portano a sentirmi in colpa perchè sto gioendo del momento presente oppure voglio innaffiare in me i semi della compassione, l'amore illimitato e incondizionato?



Nel libro Il coraggio del Buddha, Pema Chödrön spiega: "Non trascuriamo il nostro piacere. Se stiamo mangiando una fragola deliziosa, non pensiamo: “Oh, non dovrei godermela troppo. C’è gente che non ha nemmeno un tozzo di pane”. Apprezziamo completamente quel frutto squisito e poi ci auguriamo che Pete o Rita possano provare lo stesso piacere. Desideriamo che tutti coloro che stanno soffrendo possano sperimentare una tale delizia."

Non ci priviamo dei piaceri che la vita ci offre in ogni momento. Al contrario ne godiamo, li assaporiamo e gustiamo fino in fondo e usiamo anche questa occasione per praticare l'amore per tutti gli esseri. Invece che chiudere la mano (e la mente) per afferrare egoisticamente questi doni della vita e tenerli tutti e solo per noi, apriamo il cuore, la mente e le mani per augurare che chiunque ne possa godere come noi in questo momento.


E visto che, come dimostrano Goleman e Richardson nel libro La meditazione come cura "la coltivazione di una preoccupazione amorevole per il benessere degli altri comporta un sorprendente beneficio senza eguali, perchè assieme alla compassione si attiva anche il circuito cerebrale per la felicità", godere dei piccoli quotidiani piaceri della vita e insieme usarli come occasione per praticare la compassione verso tutti gli esseri significa annaffiare abbondantemente i semi della felicità dentro di noi.


E allora perchè non cominciare proprio ora in questo momento?




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