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  • Mario Bonfanti

Essere presenti alla vita senza giudizio. CNV e Mindfulness


La Comunicazione Nonviolenta (CNV) è molto più di un linguaggio: è una visione dell'uomo, un modo di pensare, un'attitudine in cui scegliamo, sia con le parole sia in modo non-verbale, di restare collegati nel qui ed ora alla vita presente in noi e negli altri, senza giudizio.


Come diceva Rosenberg, parlando dell'empatia, cuore della CNV: Per me l’essenza di questo prezioso dono è una forma molto speciale di presenza. Siamo così alla vera essenza della Comunicazione Nonviolenta: dare empatia significa esserci pienamente; non c’è nient’altro che l’istante presente e il dono della mia completa attenzione. (M. B. Rosenberg, Preferisci avere ragione o essere felice? La forza straordinaria della Comunicazione Nonviolenta svelata dal suo ideatore, Esserci Edizioni, RE 2009).


E' proprio qui che trovano un perfetto incastro Comunicazione Nonviolenta e Mindfulness.


Infatti, secondo una delle definizioni più classiche del suo stesso ideatore, la Mindfulness è consapevolezza, che si coltiva esercitando l’attenzione in una modalità intensa e peculiare, ossia con intenzione, nel momento presente, e senza attitudine giudicante. (Kabat-Zinn Jon, Mindfulness per principianti, Mimesis Edizioni, MI-UD, 2012).


Aggiunge Rosenberg: Penso che non riusciamo a reggere a lungo tale presenza, senza pensare. Ma va bene così. Quando mi accorgo che mia mente di mette in modo, mi dico con gentilezza: “Respira e ritorna all’istante presente”. (M. B. Rosenberg, Preferisci avere ragione o essere felice? La forza straordinaria della Comunicazione Nonviolenta svelata dal suo ideatore, Esserci Edizioni, RE 2009).


Con parole molto simili a quelle di Rosenberg, anche Jon Kabat-Zinn afferma: Se perdiamo il contatto con il respiro, cosa che certamente accadrà, notiamo semplicemente cosa si è sostituito al nostro oggetto di attenzione nel momento in cui realizziamo che non è più il respiro. Poi gentilmente e costantemente ritorniamo a prestare attenzione alle sensazioni date dal respirare in quella parte del corpo su cui abbiamo deciso di focalizzarci. Lo facciamo e lo rifacciamo ancora, ogni volta che scopriamo che la mente non è più sul respiro. E lo facciamo al meglio delle nostre possibilità senza giudicarci aspramente se la mente ha iniziato a vagare e senza cercare di essere perfetti a ogni costo. (Kabat-Zinn Jon, Mindfulness per principianti, Mimesis Edizioni, MI-UD, 2012).


La pratica del respiro proposta nella Mindfulness è uno strumento preziosissimo per mettere in pratica l'invito di Rosenberg e allenarsi, con gentilezza, a riportare la mente all’istante presente. La presenza empatica a sè e agli altri, infatti, non è spontanea e immediata: va allenata. Questo perchè, come scrive Rosenberg: Basta conoscere una persona da un po' di tempo per avere in testa una serie di teorie sul come è e sul perchè dei suoi comportamenti. E tutto questo, che affiora dal passato, blocca l'empatia. (M. B. Rosenberg, Preferisci avere ragione o essere felice? La forza straordinaria della Comunicazione Nonviolenta svelata dal suo ideatore, Esserci Edizioni, RE 2009).

Ecco un altro punto importantissimo sul quale Mindfulness e Comunicazione Nonviolenta si incontrano: l’atteggiamento non giudicante.


Rosenberg scrive nel libro base della Comunicazione Nonviolenta: Il filosofo indiano J. Krishnamurti una volta affermò che osservare senza valutare è la forma più elevata di intelligenza umana (…) Per la maggior parte di noi è difficile osservare le persone e i loro comportamenti senza mescolarvi giudizi, critiche o altre forme di analisi. (Rosenberg M. B., Le parole sono finestre oppure muri. Introduzione alla Comunicazione Nonviolenta, Edizioni Esserci, RE, 2003).


Per questo l’osservazione è il primo e fondamentale passaggio nel processo della Comunicazione Nonviolenta. Rosenberg afferma: La prima componente della CNV richiede di separare l’osservazione dalla valutazione. Abbiamo bisogno di osservare con chiarezza quello che vediamo, sentiamo o tocchiamo, che influenza il nostro benessere, senza mescolare ad esso alcuna valutazione. (ibidem).


Mi sembra un invito identico a quanto scrive Jon Kabat-Zinn: La Mindfulness può essere pensata come consapevolezza momento per momento. Viene coltivata prestando attenzione in un modo specifico, cioè nel momento presente e in modo non reattivo, non giudicante e più aperto possibile. Il fatto che non sia giudicante non significa che non avremo alcun giudizio! Al contrario, significa che scopriremo di avere tonnellate di giudizi, ma che saremo più inclini a riconoscerli per quello che sono, vale a dire preferenze di ogni tipo, giudizi, simpatia, antipatia, desiderio, avversione. Essere non giudicante è quindi un invito a sospendere intenzionalmente il giudizio nel modo migliore possibile, pur accorgendoci che continua. (Kabat-Zinn Jon, La scienza della meditazione. Perchè la mindfulness è così importante, Casa Editrice Corbaccio, MI, 2018).


Presenza e non giudizio non elementi base indispenzabili da coltivare in ogni momento della vita. Perchè, come esprime in modo poetico Martin Buber: Ogni situazione della vita, come un bambino appena nato, ha un volto nuovo mai esistito e che non si ripeterà mai più. E ti chiede una presa di posizione che non può essere già pronta; nulla che hai già vissuto. Ti richiede presenza e responsabilità. Ti richiede te stesso. (Martin Buber, Discorsi sull'educazione, Armando Editore, ROMA, 2009).




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