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  • Mario Bonfanti

Essere me, amare te: la Comunicazione Nonviolenta nelle relazioni.





Nel libro Preferisci avere ragione o essere felice? lo psicologo Marshall B. Rosenberg scrive: "La Comunicazione Nonviolenta si è sviluppata a partire da questa domanda: Cos'è l'amore? Come possiamo vivere l'amore?" E risponde: "Io penso che dimostriamo amore quando ci colleghiamo gli uni gli altri con empatia, esprimendo con onestà e chiarezza ciò che si muove dentro di noi e assicurandoci che questo tipo di collegamento sia motivato soltanto dalla compassione".


Al contrario siamo stati culturalmente educati (e ci siamo abituati) ad accusare l'altra persona, incolparla, farla sentire responsabile di come ci sentiamo e punirla, affinchè si vergogni, chieda scusa e cambi comportamento per renderci felici. Una dinamica questa che è fallimentare e violenta: fallimentare perchè, dal momento che nessuno sforzo di volontà porta ad un reale cambiamento, la persona magari proverà anche a cambiare, ma dopo un po' tornerà a comportarsi come prima, con nostra grande frustrazione e rabbia; violenta, in quanto basata su un modello di potere degli uni sugli altri che parte dal presupposto che io so cosa è giusto/sbagliato, come l'altra persona si dovrebbe comportare e dall'alto del mio pulpito giudico, castigo/premio, imparto ordini, direttive e minacce.



Come uscire da queste dinamiche violente e cambiare il modo in cui relazionarci gli uni gli altri?



Torniamo un attimo indietro alla domanda iniziale che è all'origine della Comunicazione Nonviolenta (CNV): Che cos'è l'amore?


Ecco un breve video tratto da un seminario tenuto nel 2000 da Rosenberg in cui, in modo giocoso e divertente, invita i partecipanti a riflettere su questo tema, scardinando alcuni dannosi preconcetti, che ci portano verso relazioni fallimentari.




Cosa è, quindi, l'amore secondo l'approccio della CNV?


Risponde a questa domanda lo stesso Rosenberg nel libro Essere me, amare te: "L'amore non è solo qualcosa che sentiamo, ma anche e prima di tutto qualcosa che manifestiamo, che mettiamo in pratica e riceviamo. L'amore è qualcosa che doniamo: doniamo noi stessi in un certo modo." E per spiegare cosa intende, aggiunge subito dopo: "E' un dono quando riveliamo noi stessi con onestà e vulnerabilità in ogni momento, con il solo obiettivo di esprimere ciò che è vivo in noi e non, invece, per incolpare criticare o punire. Eccomi qui, ecco quello che vorrei. Per me questo donare è una manifestazione di amore".


Purtroppo non siamo stati educati a questa consapevolezza e comunicazione. Così a volte non siamo in contatto con i nostri sentimenti e non sappiamo dare loro un nome (siamo analfabeti emotivi) oppure non ci prendiamo cura dei nostri bisogni.

Sono queste le due "malattie" culturali che Rosenberg chiamò scherzosamente: maschilite e femminite. Da una parte, gli uomini - scrive Rosenberg nel libro Essere me, amare te - "invece di esprimere chiaramente quello che provano, grugniscono"; non sono stati educati ad ascoltare ed esprimere le proprie emozioni, ma a considerarle "roba da femmine". Al contrario, le donne "non sono state educate a fare chiarezza sui propri bisogni. Da secoli viene loro insegnato che devono ignorare i propri bisogni per prendersi cura di quelli degli altri". Ecco la femminite: sacrificarsi per gli altri (il marito, i figli, la famiglia, ecc) a proprio scapito. Queste due "malattie" producono frustrazione, insoddisfazione e sofferenza nella coppia.


Per uscire da questa spirale viziosa, la CNV propone un pecorso di ascolto e consapevolezza profonda di sè che invita ad esprimerci con chiarezza ed onestà, da una parte, per accogliere con empatia, dall'altra, quanto l'altra persona sta vivendo, senza prendere mai le parole sul personale, ma traducendole in bisogni.


Facciamo un esempio: se vedo l'altra persona indaffarata nel lavoro mentre vorrei che trascorresse del tempo con me, invece di piantare il muso o dirle "Non hai mai tempo per me", potrei esprimermi in questo modo: "Posso dirti una cosa?" e, se vedo che l'altra persona è disposta ad ascoltarmi, aggiungere: "Avrei tanta voglia di passare del tempo con te stasera. Insieme vedo che hai da fare. Ti va di venire un attimo con me sul divano e dopo proseguire il lavoro? Oppure cosa proponi?". E se l'altra persona mi risponde: "E' una cosa urgente. Non distrarmi. Dopo vengo" non prendo queste parole sul personale, interpretandole come un rifiuto, ma mi collego al bisogno di portare a termine un lavoro che richiede una certa urgenza, così da potersi poi rilassare e stare con me sul divano senza avere la preoccupazione del lavoro da finire.


Ecco un altro esempio raccontato direttamente dall'ideatore della CNV:



Come dice alla fine Rosenberg, lo scopo essenziale di questo modello è la connessione: fare in modo che si passi dallo scontro di posizioni opposte all'incontro nei reciproci bisogni.


Quando, cioè, una situazione non incontra le nostre aspettative, invece che reagire con rabbia attaccando e criticando l'altro o con "depressione" mettendo il muso e rattristandomi, restiamo consapevoli e centrati nei nostri bisogni e insieme accolgiamo quelli altrui nella loro verità, con rispetto ed empatia.


In questi senso la Comunicazione Nonviolenta è un linguaggio molto assertivo: evitando di imporci aggressivamnete sugli altri o di rinunciare a noi stessi, ci esorta ad esprimerci con determinazione e rispetto insieme. Scrive Marshall Rosenberg alla fine del libro Essere me, amare te: "Con la CNV siamo molto assertivi, ma senza trasformare questa determinazione in violenza (...) Vogliamo che la nostra determinazione sia un dono per l'altra persona, in quanto riveliamo onestamente quello che sta accadendo dentro di noi e dichiamo con chiarezza cosa vorremmo da lei".


Tutto questo ci chiede un cambio radicale e profondo nelle relazioni (di coppia, tra genitori e figli, amicali, ecc.): ci chiede di dismettere un modello di potere su gli altri (dove rabbia, critiche, accuse, senso di colpa, vergogna, punizioni e vendette sono all'ordine del giorno) per coltivare relazioni basate sul potere condiviso con gli altri, che ci porta ad esprimerci con onestà e chiarezza e insieme ad ascoltare con empatia gli altri, per trovare poi modi creativi per soddisfare i miei bisogni insieme a (invece che a scapito di) quelli degli altri.


Scopo fondamentale della Comunicazione Nonviolenta è, infatti, arricchire la vita, sviluppando quella naturale propensione degli esseri umani di prendersi cura gli uni degli altri (empatia) e vivere relazioni straordinarie e appaganti.

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