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  • Mario Bonfanti

Crescere bambini con rispetto: oltre i premi e le punizioni.





Nel libro Genitori a portata di cuore Inbal Kashtan, formatrice di Comunicazione Nonviolenta (CNV) scrive: “Se aprite il giornale troverete inevitabilmente la descrizione di un mondo molto diverso da quello che desideriamo per i nostri figli. A livello locale e globale conviviamo con guerra, violenza, distruzione dell’ambiente. Come possiamo, da genitori, contribuire alla transizione della società verso la nonviolenza?”. E più avanti aggiunge: “Come genitori abbiamo una notevole opportunità di vivere e modellare un paradigma diverso con i nostri figli: un paradigma che offra loro competenze per connettersi agli altri, risolvere conflitti e contribuire alla pace, per tutta la vita”.


Uno dei modi più radicali e incisivi per modellare un paradigma diverso è educare al e con rispetto. Il che implica dismettere i premi e le punizioni come strumento educativo.


Questo non significa che i premi e le punizioni siano sbagliate e si debba evitarle sempre in ogni modo. Il problema principale del modello educativo basato su premi/punizioni è quello di indebolire il significato del messaggio che si vuole trasmettere. Mi spiego. Se dite a un bambino: “Se non mangi l’insalata, non avrai il dolce” “Se non finisci i compiti, non potrai vedere i cartoni animati” ecc. gli state suggerendo che la prima parte del messaggio non è sufficientemente valida in sè; per cui bisogno aggiungere qualcosa per darle importanza. E la maggior parte di loro tenderà ad attribuire più importanza alla seconda parte che alla prima. Inoltre, quando si condizionano i bambini ad agire per essere ricompensati o per evitare di essere puniti, si congtribuisce a un mondo di soggetti poco liberi e poco responsabili che, da adulti, guideranno a 50 km/h in un centro abitato solo per evitare una multa invece che perchè consapevoli dell'importanza di ridurre l'inquinamento e anche avere il tempo sufficiente per frenare se un pedone attraversa la strada o altro.


Lo scopo, quindi, dell'educare senza premi/punizioni è quello di sviluppare una cultura del significato e della corresponsabilità, dove se si compie un’azione lo si fa perché essa risponde a un bisogno costruttivo.



Inoltre - come scrive Rosenberg nel libro Preferisci avere ragione o essere felice? - "né la ricompensa né la punizione sono strumenti educativi adeguati, perché entrambi fanno parte dello stesso sistema. In questo sistema la giustizia e il diritto sono strettamente collegati alla nozione di merito: chi è buono merita di essere ricompensato e chi è cattivo punito. Sono preoccupato per le ripercussioni di un modo di pensare e di intendere la giustizia basato sulla punizione e sulla ricompensa."


Educare con rispetto, quindi, non è solo cambiare l'approccio pedagogico, ma contribuire a un cambiamento culturale e sociale profondo. Come spiego in questa intervista apparsa sulla rivista veronese Pantheon e firmata da Francesca Mauli, che ringrazio.


Buona lettura e visione.



https://issuu.com/pantheon_verona/docs/pantheon97_interattivo_70505a5da18f42/26?fbclid=IwAR3HJljtpUl2PasAxo6bbnb0b7ch_zWG7piNb22GG9pXJL3IdfKyaz3d_Ao









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