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  • Mario Bonfanti

La Comunicazione Nonviolenta: pacifismo o assertività?

La Comunicazione Nonviolenta (CNV) è un linguaggio semplice, naturale e straordinario che migliora la comunicazione con sè e con gli altri, in famiglia, nella scuola, nel lavoro, tra persone appartenenti a culture, religioni e politiche differenti.


Focalizza l’attenzione sulle azioni che arricchiscono la nostra vita, insieme a (invece che a scapito di) quella degli altri.


Essa ci invita ad esprimere chiaramente e onestamente i nostri bisogni, senza criticare o insultare gli altri; e ci aiuta a intendere i bisogni degli altri, anche quando nascosti dietro parole giudicanti, senza percepirvi una critica o attacco personale.


La Comunicazione Nonviolenta porta la nostra consapevolezza su quattro punti o informazioni fondamentali che facilitano l’espressione e l’ascolto: ci fa preferire l’osservazione dei fatti ai giudizi moralistici o alle interpretazioni, ci permette di avere una grande chiarezza su ciò che sentiamo e sull’origine del nostro sentire, ci aiuta pertanto a riconoscere e ad esprimere i nostri bisogni e valori e a fare nel presente richieste precise e concrete.


Tutta la profondità, l’ampiezza, la forza rivoluzionaria di questo processo di comunicazione proviene da 40 anni di ricerca appassionata ed infaticabile del suo ideatore: Marshall B. Rosenberg, allievo e collaboratore di Carl Rogers e ideatore e direttore dei Servizi Educativi del CNVC (The Center for Nonviolent Communication), un’organizzazione internazionale senza scopo di lucro. Cresciuto in un quartiere violento, il dott. Rosenberg ha sviluppato un forte interesse alla creazione di nuove forme di comunicazione che possano fornire alternative pacifiche alla violenza. I suoi interessi lo hanno portato a conseguire un Dottorato in Psicologia Clinica presso l’Università del Wisconsin (1961). Successivamente, le sue esperienze personali e lo studio comparato di religioni e società di tutto il mondo lo hanno portato a sviluppare la Comunicazione Nonviolenta (così chiamata per riferimento e in consonanza con lo spirito di Gandhi). Nel 1984 ha fondato il CNVC, che coopera in più di 30 Nazioni (in America, Europa, Asia, Medio Oriente e Africa) con equipe nazionali o regionali di formatori e spesso collabora anche con altre organizzazioni per la costruzione di un mondo pacifico, equo ed ecologicamente equilibrato. Da molti anni il CNVC contribuisce a promuovere una trasformazione sociale nel pensiero, nel linguaggio e nell’azione, mostrando come le persone possono relazionarsi con gli altri in un modo che porta maggiore soddisfazione per tutti, grazie alla connessione empatica reciproca.


La CNV è un linguaggio pacifico? Sì e no.


, se ne consideriamo l'intenzione.

No, se ci focalizzaiamo sulle sue modalità.


Se, infatti, l'intenzione della Comunicazione Nonviolenta è quella di contribuire alla costruzione di un mondo pacifico, anche potenziando in ciascuno di noi quella naturale caratteristica di ogni essere umano (cioè l'empatia), questo non significa che i suoi metodi siano "pacifisti" (uso apposta questo termine invece che "pacifici" per indicare una sorta di ideologia che soggiace questa posizione di chi crede che si debbe sempre perdonare, amare, essere gentili, ecc.).


Lo stesso Rosenberg era molto frustrato dall'incomprensione che il termine "nonviolenta" ingenerava spesso nelle persone, le quali pensavano che la CNV invitasse le persone ad andare d'accordo con tutti, ad essere buone e remissive, ad essere docili, ecc. Ma non trovò un termine migliore per renderne l'essenza; e mantenne questo termine, in quando ricordava la prospettiva di Gandhi (l'ahimsa e la nonviolenza attiva). E - come abbiamo visto nell'articolo precedente - Gandhi affermava: Credo fermamente che, laddove non ci sia che da scegliere che tra codardia e violenza, si debba consigliare la violenza.


La Comunicazione Nonviolenta è un linguaggio molto deciso.


Rosenberg amava dire che una giraffa (animale simbolo di chi parla in linguaggio CNV) non è affatto simpatica. Con questa espressione provocatoria voleva dire che la CNV ci invita ad essere molto assertivi. Scrive nel libro "Essere me, amare te": La Comunicazione Nonviolenta è un linguaggio molto assertivo. Possiamo dire a voce alta e chiaramente come ci sentiamo, quali sono i nostri bisogni, cosa vogliamo dall'altra persona.

E poi aggiunge: Siamo molto assertivi, ma senza trasformare la determinazione in violenza. Con la CNV siamo determinati, ma senza criticare gli altri.


Ecco la differenza!


L'intenzione delle nostre parole sarà pacifica (cioè non attaccheremo gli altri con critiche, accuse, biasimo, giudizi, ecc.) ma non pacifista (cioè non ci esprimeremo sempre in modo pacato, ma - se serve - con grande energia e determinazione). L'aspetto più difficile sta nel mantenere l'intenzione: è, infatti, facile trasfomare l'energia che c'è dentro parole determinate in pietre che scagliamo addosso agli altri. La CNV ci chiede di (e allena a) far sempre in modo che l'assertività e determinazione siano un dono per noi e per l'altro. Scive sempre Rosenberg: Vogliamo essere molto assertivi quando parliamo CNV e vogliamo che la nostra determinazione sia un dono per l'altra perdsona, in quanto le riveliamo onestamente quello che sta accadendo in noi e diciamo chiaramente che cosa vogliamo da lei.


Questa chiarezza, onestà e intenzione sono uno dei più grando doni del modello della Comunicazione Nonviolenta. Un approccio che ci guida ad essere sempre più integri, autentici e rispettosi insieme. Ma non sempre pacifisti.



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